The nun – La vocazione del male (2018) – La recensione

The nun – La vocazione del male (2018) – La recensione

The nun di Corin Hardy

The nun – La vocazione del male

(The nun)

Nazione: USA

Anno: 2018

Regia: Corin Hardy

Sceneggiatura: Gary Dauberman

Interpreti: Taissa Farmiga, Demián Bichir, Jonas Bloquet, Bonnie Aarons, Charlotte Hope, Ingrid Bisu, Jonny Coyne, Mark Steger, Sandra Teles, Manuela Ciucur, Ani Sava, Jared Morgan, August Maturo, Claudio Charles Schneider, Michael Smiley

Recensione di The nun (2018), una scena del film con Bonnie Aarons

 

Recensione di The nun

Dopo due anni da The conjuring – Il caso Enfield, arriva The nun – La vocazione del male (The nun), lo spin-off sulla suora demoniaca che nel 2016 era stata particolarmente apprezzata dal pubblico, al punto da spingere James Wan e compagni a creare un film dedicato a lei, per arricchire ulteriormente l’universo di The conjuring. Dopo i due capitoli sulla bambola demoniaca Annabelle, entrambi svolti in America tra gli anni 50′ e 60′, ci spostiamo ora in Romania nel 1952, allo scopo di mostrare l’origine del demone dall’aspetto di una suora, che in The conjuring – Il caso Enfield ha dato del filo da torcere ai demonologi Warren.

Locandina di The nun - La vocazione del male, film del franchise di The conjuring, in uscita nel 2018

Quando una suora si suicida presso un’abbazia in Romania, un prete con un passato da esorcista (Demián Bichir) ed una novizia (Taissa Farmiga) vengono inviati dal Vaticano ad indagare sul caso. Qui i due incontrano Frenchie (Jonas Bloquet), il responsabile dell’approvvigionamento del convento, nonché colui che ha trovato il corpo impiccato di suor Victoria (Charlotte Hope). La coppia di religiosi, ospitati presso il convento, si troverà a dover combattere Valak, il demone dall’aspetto di una suora che tormenterà i coniugi Warren in The conjuring 2.

Siamo ovviamente nell’ambito del film horror a tematica religiosa, che non passa mai di moda e che negli ultimi anni ha regalato alcuni film pregevoli, come The Crucifixion (2016). Preannunciato come il capitolo più oscuro della saga di The conjuring, The nun mantiene appieno la sua promessa, presentandosi come un viaggio in un territorio fatto di nebbie, luoghi oscuri e tombe, discostandosi di molto dalle atmosfere domestiche di Annabelle e del resto della saga. Un film certamente oscuro, anche se non come L’esorcista (a cui The nun è stato accostato per via di una locandina ben riuscita), bensì in un modo che si addice alla serie, ossia una sorta di “macabro soft”, per così dire. Sicuramente non è all’ordine del giorno, in un film mainstream, vedere una suora che si suicida, ma a parte questo e poco altro, rimaniamo decisamente nel territorio “controllato” di The conjuring.

Nel corso del film ci ritroviamo a seguire Padre Bourke e Suor Irene nella loro indagine, per capire cosa sia accaduto all’abbazia di St. Carta, in un continuo girovagare tra celle, chiese e sotterranei. I due ripropongono in qualche modo lo schema di Ed e Lorraine Warren, seppur con scarsa enfasi (si tratta dopotutto sempre di due religiosi). E a questo punto incontriamo due problemi, se così li si può chiamare. Il primo riguarda il background dei due protagonisti. Padre Bourke è tormentato a causa di un esorcismo su un ragazzino (August Maturo), che ne ha causato la morte. Suor Irene dal canto suo ha un passato fatto di visioni inquietanti. Tutto questo purtroppo non aggiunge nulla di fondamentale alla vicenda, mentre avrebbe potuto arricchire di pathos i gesti dei protagonisti, se gestito meglio. Il secondo riguarda la trama, che è per così dire inconsistente. Dopo un’introduzione da manuale tra le mura dell’abbazia ed il suicidio di suor Victoria, ci vengono presentati i due protagonisti e in breve iniziamo a seguire la loro indagine in Romania. Da questo momento in poi, il loro vagabondare tra tombe e anfratti segreti, diventa una sorta di esperienza onirica senza un fulcro particolare. L’enfasi più che sulla trama sembra posta sulla suggestione degli ambienti e sulle comparse del demone Valak (che funzionano meglio ovviamente quando lo si vede solo di sfuggita), in quello che risulta un film gotico a tutti gli effetti. La scoperta dell’origine del demone, che in realtà vera origine non è, ma solo un modo per spiegare come sia entrato nelle vicende della saga, lascia un po’ a desiderare. Per non parlare delle modalità “poco realistiche” con cui viene sconfitto (se di realismo si può parlare in un film di questo genere). Complimenti tuttavia a sceneggiatori e regista per come sono riusciti a connettersi coerentemente, sia con The conjuring – L’evocazione che con The conjuring – Il caso Enfield.

In molti hanno parlato di The nun come di un film in cui a vincere è la religione. Ed effettivamente è così, visto il pregare praticamente costante, che sembra essere l’unico modo per tenere a bada il demone. Volendo, si potrebbe però ribaltare questo concetto, affermando che se talvolta “il simile cura il simile”, allora Valak e le suore del convento combattono ad armi pari. Il demone viene evocato con un rituale (occulto) e viene a sua volta tenuto a bada da un rituale (religioso), come la preghiera. Inoltre, se gli è permesso manifestarsi sotto forma di una suora, questo non lo rende così diverso dalle altre suore, ossia entrambi utilizzano le stesse modalità di rappresentazione iconica e questo in qualche modo li pone sullo stesso piano. Sia come sia, la suora demoniaca è destinata a rimanere a lungo nell’immaginario horror e tornerà sicuramente in ulteriori film di The conjuring, anche considerato l’incredibile successo al botteghino, che ha reso finora The nun il maggior incasso della saga.

 

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