SuoreHorror 3 – Demonia (1990) – Recensione

SuoreHorror 3 – Demonia (1990) – Recensione

Dopo la pausa estiva ritornano le suore più perfide del cinema con la rubrica SuoreHorror, sempre ovviamente nell’attesa di vedere The nun di Corin Hardy, in uscita USA il 7 settembre, in Italia il 20 settembre. Stavolta è il turno di Demonia, uno degli ultimi film di Lucio Fulci, regista considerato uno dei maestri del cinema italiano. Parte dell’ambientazione potrebbe forse essere paragonata proprio a quella di The nun. Ci troviamo nella sicilia rurale di fine anni ’80, tra superstizione e monasteri abbandonati perché considerati maledetti. Ma andiamo per gradi.

Una scena di Demonia, di Lucio Fulci, 1990

Demonia

( Demonia)

Nazione: Italia

Anno: 1990

Regia: Lucio Fulci

Sceneggiatura: Pietro Regnoli, Lucio Fulci

Interpreti: Brett Halsey, Meg Register, Lino Salemme, Christina Englehardt, Pascal Druant, Grady Thomas Clarkson, Ettore Comi, Carla Cassola, Michael Aronin, Al Cliver, Francesco Cusimano

Copertina di Demonia, film horror di Lucio Fulci del 1990Trama: Un un team archeologico canadese si reca a Santa Rosalia (Sicilia)  per degli scavi riguardanti reperti di origine greca. La giovane archeologa Liza tuttavia viene attirata da un monastero medievale abbandonato e decide di visitarlo, scatenando i fantasmi vendicativi di cinque monache crocifisse 500 anni prima, perché giudicate eretiche.

Cominciamo subito premettendo che non siamo in un territorio horror che abbia lasciato il segno. Non si può affermare infatti che Demonia sia uno dei migliori film di Lucio Fulci, che si dice se ne sia andato lasciando il montaggio incompiuto. Interessante anche il fatto che il film non sia riuscito ad avere una distribuzione nei cinema, ma sia uscito direttamente in videocassetta. Vi chiederete: perché consigliare in una rubrica un film diciamo “malriuscito”? Si potrebbe rispondere dicendo che esistono diversi motivi per vedere o consigliare un film. In alcuni casi si vedono film malriusciti, soprattutto horror, per farsi qualche risata. C’è chi ci ha basato interi siti web sul cinema “brutto”, penso in particolare a filmbrutti.com, che vi consiglio in ogni caso di visitare. Non dico che Demonia faccia ridere come può far ridere Il bosco 1 di Andrea Marfori, anche perché parliamo nonostante tutto di un film di Fulci. Ma se già di per sé la figura della suora horror rischia l’effetto grottesco, se non trattata adeguatamente, nel caso di Demonia ci sono alcune chicche che rendono il film spassoso, come certe uscite del personaggio del macellaio (Lino Salemme), di cui parleremo a breve.

Partiamo dalla scarsa credibilità dei personaggi. La protagonista è Liza (Meg Register), una studentessa di archeologia che per svagarsi si dedica a sedute spiritiche e che nello svolgimento del suo lavoro di archeologa sembra lasciarsi guidare quasi da intuizioni medianiche. Il suo superiore (Brett Halsey) dal canto suo le da quasi della stupida per le cose in cui crede e non sembra essere guidato dalla stessa curiosità tipica dello studioso, che probabilmente si addice ad un archeologo. Gli altri personaggi contano poco, sia quelli del team archeologico che gli abitanti del paese, e sembrano messi lì per strappare qualche risata involontaria al pubblico. Impagabile il tono solenne utilizzato del macellaio nei confronti di se stesso, quando cerca di mettere in guardia la protagonista dal pericolo che rischia di scatenare sulla città, venendosene fuori con “Giuro che pagherà caro quello che sta facendo, saranno affari suoi, ascolti le parole di Turi de Simone, il macellaio di Santa Rosalia”. Vi assicuro che il tono e l’espressione dell’attore sono da sbellicarsi! La ciliegina sulla torta però è probabilmente il detective, che sembra basare le proprie intuizioni non sull’esperienza o sulle prove, ma sui romanzi gialli che ha letto, di cui è appassionato.

In generale i dialoghi suonano abbastanza ingenui e sembrano scritti in alcuni momenti per un pubblico di bambini. La recitazione degli attori è quasi sempre imbarazzante ed è resa ancora peggiore dal doppiaggio (visto che gli attori principali sono statunitensi), simile a quelli dei cartoni animati anni ’80 della Stardust. L’unica che si salvi è probabilmente l’attrice Carla Cassola, volto presente in altri horror italiani dell’epoca, come La setta di Michele Soavi, che in questo caso ha il ruolo della strega/medium, i cui gatti si ritorceranno contro cavandole gli occhi in una delle scene più gore del film.

Veniamo quindi agli omicidi, che dovrebbero essere il piatto forte di un regista soprannominato dai francesi “poeta del macabro”, ma che purtroppo in questo film sono quasi tutti a dir poco grotteschi, con una eccezione: quella della trappola di corde che strappa in due uno degli archeologi sotto gli occhi del figlio. Se in questo caso assistiamo ad una scena davvero raccapricciante, negli altri omicidi il gore non funziona, né nell’uomo arpionato da un fantasma femminile a seno scoperto, né nella morte del macellaio arpionato nella cella frigorifera.

Mentre le sequenze svolte all’interno del convento abbandonato fanno un certo effetto e gli scheletri crocifissi delle suore risultano abbastanza inquietanti, i personaggi e le loro azioni non riescono purtroppo a dare credibilità alla situazione. Una cosa in particolare rimane in sospeso, a meno che non me la sia semplicemente persa: che diavolo significa il simbolo simile ad un punto di domanda che le suore hanno sulla fronte? Con questo interrogativo su cui riflettere rimandiamo al prossimo capitolo della rubrica SuoreHorror, che potrebbe essere Bloody Bloody Bible Camp (Vito Trabucco, 2012) oppure Killer nun aka Suor Omicidi (Giulio Berruti, 1979).

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