SuoreHorror 1: L’isola della vendetta – Recensione

SuoreHorror 1: L’isola della vendetta – Recensione

Recensione del film L’isola della vendetta di Robert Sigl, per la rubrica SuoreHorror

Praticamente da sempre, trovo che una delle figure più affascinanti e spaventose che si possano trovare in ambito horror sia quella della suora. Immaginate quindi che gioia quando ho scoperto che la suora demoniaca di The conjuring 2 avrebbe avuto un proprio film. The nun uscirà il 7 settembre 2018, mentre è recentemente uscito il primo teaser trailer. Per ingannare l’attesa ho pensato di proporvi una piccola rubrica di film horror sulle suore. Mettendo un attimo da parte film già molto noti come appunto The conjuring 2, tenderei a dare visibilità a quelle pellicole che finora ne hanno avuta meno. L’idea mi è nata quando ho scoperto per caso l’esistenza di un film dal titolo tanto trash quanto geniale, ossia Bloody Bloody Bible Camp, di cui eventualmente parleremo più avanti. Ci terrei a parlare prima di tutto di L’isola della vendetta (School’s out 2 – Die insel der Angst). Il film del regista tedesco Robert Sigl, girato per la TV, è uscito nel 2001 ed è stato trasmesso dalla RAI negli anni successivi. Ne abbiamo parlato nel 2016 nell’articolo L’isola della vendetta – Un’isola, un gruppo di adolescenti, una suora killer. Negli anni si è molto discusso online de L’isola della vendetta, che è diventato quasi una sorta di miraggio per gli appassionati di film introvabili.

SuoreHorror: L'isola della vendetta, la suora assassina

L’isola della vendetta

( Das Mädcheninternat – Deine Schreie wird niemand hören)

Altri titoli: Die insel der angst, School’s oout 2, Dead island: School’s out 2

Nazione: Germania

Anno: 2001

Regia: Robert Sigl

Sceneggiatura: Kai Meyer

Interpreti: Katharina Wackernagel, Barnaby Metschurat, Anne Kanis, Luise Bähr, Alexandra Finder, Friederike Kempter, Lilia Lehner, Annette Kreft, Karin Giegerich, Nezâ Selbuz, Carlheinz Heitmann

Copertina del DVD di L'isola della vendetta - School's out 2, Robert Sigl (2001)Trama: Nina (Katharina Wackernagel) cerca di riprendersi dallo shock causato dagli omicidi dell’assassino delle forbici (School’s out 1). Per farlo si trova in un sanatorio (ex convento) situato su un’isola al largo della costa bretone. Qui la professoressa Meiring (Annette Kreft) sperimenta la cosiddetta terapia del confronto, nella quale le pazienti si trovano in qualche modo faccia a faccia con ciò che ha creato il loro trauma. Mentre Nina riceve per il suo compleanno la visita di Niklas (Barnaby Metschurat), le ragazze del gruppo iniziano a scomparire. Si dice che il fantasma di una vecchia badessa compaia ogni dieci anni nei giorni attorno alla festività celtica di Beltane.

Attenzione contiene spoiler!

Partiamo con una breve premessa. L’isola della vendetta è un film tedesco girato per la televisione nei primi anni 2000. Perché premettere questo? Perché non ci si aspetti l’ironia tipica dei film horror americani innanzitutto. Non esistono battute con doppi sensi sessuali tanto per cominciare, come non esiste quasi il sesso stesso. O meglio, esiste ma è trattato praticamente come uno dei tanti aspetti della vita. Non ci sono né morbosità né malizia. Questo giusto per avvisarvi che non state vedendo uno slasher all’americana. Ebbene si, si tratta proprio di un film slasher! O meglio, di uno slasher travestito da horror soprannaturale, almeno nel primo terzo di film.

Se nella prima parte, vista anche l’ambientazione particolarmente adatta ad una storia di fantasmi, si pensa che nell’ex convento risieda qualche presenza, le cose cambiano man mano che il film si sviluppa. Quando la figura della suora dal velo bianco sul volto inizia a mietere vittime col suo pugnale, diventa evidente che abbiamo a che fare con una figura in carne ed ossa, punitiva al pari di Jason e colleghi. Prima o dopo la scomparsa di qualcuno, si vede il pugnale graffiare la foto in corrispondenza del viso della ragazza di turno. Ci si inizia quindi a chiedere chi si nasconda sotto gli abiti della vecchia badessa. Diventa chiaro a quel punto che di paranormale non ci sia proprio nulla.

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Torniamo però all’aspetto punitivo del personaggio da film slasher. Nonostante la suora si presti per forza di cose ad essere una figura moralizzatrice, il suo uccidere non cerca di punire in questo caso delle adolescenti intente a fare sesso. Non si può dire che il gruppo sia particolarmente trasgressivo. Ad eccezione di Nina, e di un personaggio secondario, il tutto si svolge in modo abbastanza asessuato. Ricordiamo a tal proposito che si tratta di un film televisivo, quindi il tenore di sesso e violenza è contenuto. La figura della vecchia badessa assetata di vendetta non è molto diversa da quella di Jason Voorhees della saga di Venerdì 13. Come quest’ultimo, la villain di L’isola della vendetta ha il viso coperto e uccide le sue vittime in quanto “repliche” di coloro che in passato le hanno fatto un torto. Il suo essere in qualche modo onnisciente rende la badessa proprio und  personaggio tipico del genere. Uno di quelli che si vorrebbe veder tornare in un sequel. E a proposito, non tutti sanno che L’isola della vendetta è proprio un sequel. Il film precedente, Schrei, dann ich werde dich töten, è un altro slasher TV dello stesso Robert Sigl, uscito nel 1999. Mai arrivato in Italia comunque.

L’ambientazione di L’isola della vendetta è perfetta per uno slasher. Sull’isola ci sono boschi, sabbie mobili e soprattutto il vecchio convento delle suore. Non è difficile per i personaggi trovare isolamento, con il rischio ovviamente di ritrovarsi faccia a faccia (o meglio faccia a velo) con la suora assassina. Fra strettoie e stanze segrete, la macchina da presa di Robert Sigl si muove veloce, creando talvolta delle false aspettative. Molti zoom in avanti e soggettive, che si rivelano poi non essere tali, rendono l’atmosfera minacciosa, ma sembrano a volte piazzati là solo per creare un effetto. Si potrebbe trovare in questo film anche un po’ di dispersività nella narrazione, che tuttavia è compensata dalla bellezza delle immagini del luogo. Le riprese dalla cima delle mura sono notevoli.

Un'inquadratura de L'isola della vendetta, simile a Operazione paura di Mario BavaIn certi elementi, come le bambole, e in alcune inquadrature, L’isola della vendetta non può non ricordare il Mario Bava di Operazione paura. Da segnalare assolutamente la scalinata circolare con la macchina da presa che si muove seguendone la forma. E che dire di certe inquadrature sbilenche attorno alla stessa scala? Non dimentichiamo da quale paese arriva l’Espressionismo (volendo esagerare un po’). Questi ed altri piccoli tocchi di classe, come la sagoma della suora riflessa nell’occhio della protagonista, rendono L’isola della vendetta un film unico per essere girato per la TV.

Non manca poi certo la suspence nel film di Robert Sigl. Una scena da ricordare è quella della ragazza che, perdute le stampelle, si trascina a fatica a nascondersi sotto un letto. I passi della badessa attorno al letto, insieme alla punta di una lancia, fanno venire i brividi. Che altro dire? È sicuramente un peccato che L’isola della vendetta non sia facile da trovare, se non in lingua originale. Probabilmente è uno di quei film che, pur non essendo dei capolavori, contengono alcuni elementi che li rendono degni di diventare dei piccoli cult. Per quanto mi riguarda Die insel der Angst è proprio un piccolo cult, che auguro agli appassionati di riuscire a trovare.

Di seguito il trailer di L’isola della vendetta

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Ed alcune scene del film (con spoiler). 

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Siete riusciti a trovare questo film? Se si, cosa ne pensate?

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